Alfrojul



martedì, 11 aprile 2006

 

Gli Alberi Fatati

Le piante più grandi e rigogliose sono da sempre considerate gli alberi delle Fate che, ai loro piedi, amano organizzare danze e giochi nelle notti di luna piena, mentre i tronchi cavi degli alberi più vecchi nascondono l'entrata delle dimore fatate. Tutti gli alberi sono collegati alle creature del Piccolo Popolo, che amano prendersene cura, ma ci sono alcune specie che hanno un legame particolare con le Fate. Il biancospino, per esempio, si narra sia l'albero dove dimorano le Fate: chi si dovesse trovare a passare accanto a tre alberi di biancospino cresciuti formando un angolo acuto, deve prestare molta attenzione, perchè potrebbe trovarsi improvvisamente imprigionato nel mondo delle Fate o, nel migliore dei casi, avere le braccia e le gambe coperte da lividi e pizzicotti. Le piante di sambuco sono particolarmente amate dalle Fate più dispettose e cattive, che si divertono ad assumerne le sembianze per ingannare e spaventare gli uomini. Non bisogna mai abbattere un albero di sambuco senza chiederne il permesso alla Fata che lo custodisce, altrimenti si corre il rischio di cadere vittima dell'ira della proprietaria. Il legno delle piante di sambuco è inoltre molto pericoloso per i neonati: le culle non devono essere costruite con il loro legno, altrimenti sarebbero continuamente pizzicati dalle Fate.



Le querce secolari e i salici rigogliosi che sorgono sulla sommità delle colline nascondono tra le loro radici le scale che portano all'entrata dei castelli delle Fate più potenti. scalfirne la corteccia porta il malcapitato a dover sopportare dispetti di ogni genere, mentre abbattere l'albero è un chiaro segno di sorte avversa. Anche l'edera è una pianta protetta dalle Fate, che si divertono a nascondersi tra i rami intricati. Quando l'edera si arrampica sulla facciata di una casa, coprendola completamente, le Fate si prendono cura dei suoi abitanti, che non ne dovranno mai staccare neanche una foglia. Nel Galles si parla di una Fata verde di nome Caerphilly che ama passeggiare nei giardini dei castelli, trasformandosi in edera non appena avverte la presenza degli uomini.

"Fate, Gnomi, Folletti del Bosco Incantato"




giovedì, 23 febbraio 2006

 

La Quercia Magica

Quando una potente aura magica pervadeva le foreste dell' Europa, si narra che nessun albero fosse più riverito della gigantesca quercia nota con il nome di Monarca della Foresta. Nello stormire delle sue maestose foglie era possibile percepire la voce di un' Amadriade, la vera anima dell' albero, il cui volto talora appariva tra i disegni del nodoso tronco, deformato come se venisse osservato attraverso un vetro spesso e sporco. Molti altri spiriti, provenienti da lontani luoghi, erano soliti dimorare fra le sue frasche, sui rami o fra le radici. I più facili da osservare erano gli Elfi Silvani, piccoli omini e meravigliose donnine che talora danzavano felici attorno ai rami, al suono della musica creata dalle rane e dai grilli, durante gli assolati giorni dell' estate. Molto più difficili da osservare erano le Fanciulle del Muschio della Germania, benevole Fate, esperte nella conoscenza delle proprietà medicinali delle piante. Queste Fatine erano solite camuffare le loro piccole faccine in maniera tale da assomigliare al muschio che affiora fra le vecchie radici degli alberi.



All'interno delle radici degli alberi in Germania si trovavano anche i piccoli Coboldi, spiritelli maligni che facevano ammalare gli sventurati viandanti che non offrivano loro doni e cibo. In Italia, invece, le cavità delle querce erano abitate dai Salvanelli, piccoli spiritelli giocosi: la loro attività principale consisteva nel rubare il latte alle mucche dei contadini e nel cavalcare il bastiame sino a quando non cadeva a terra esausto. In Svezia, i grandi Gufi che volavano nelle foreste al tramonto e abitavano fra i grandi rami delle querce erano ritenuti pericolosi mutaforma, una razza di Elfi chiamata Skogsra. Si narra che in Inghilterra i fiori selvaggi, come la campanula, il timo selvatico, la digitale o il campanaccio, se crescevano presso le radici di una vecchia quercia fossero abitati da una Pillywiggin, una piccola Fata in grado di vivere solamente dove le api riuscivano a volare.

"Miti & Leggende"




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Categoria: spiriti della natura




mercoledì, 02 novembre 2005

 

Ariel, Il Cantore del Vento

Su una remota isola, fra la brezza del mare e le dolci melodie, viveva Ariel, una Silfide che può essere considerata l'incarnazione dell'aria. Dormiva fra i petali delle campanule, cavalcava allegramente sulle spalle di un pipistrello nero e, dalle nuvole, guardava gli esseri umani affaccendati nel lavoro quotidiano.
Con il suo canto (anche le sue parole erano una dolce canzone) incantava gli esseri umani e, talora, riusciva persino a farli impazzire. Conosceva l'arte di dominare e dirigere i venti e come evocare la pioggia o i più terribili fulmini infuocati. Questo spirito, però non poteva vivere in un'aria che non fosse libera dalla presenza degli esseri umani, per cui da tempo è scomparso, tornando a far parte di quell'etereo elemento da cui, tanto tempo fa, si era materializzato.

''MIti & Leggende''

Ho ancora problemi con splinder..per cui per il momento vi saluto tutti qui..
un abbraccio a tutti..

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Categoria: spiriti della natura




martedì, 27 settembre 2005

 

Guardiani di Campi e Foreste:
Il Leshy

Anche nei tempi antichi, poche regioni erano così cariche di mistero come la taiga, la foresta di abeti, betulle, pini e pioppi che occupa una vasta area della Russia asiatica, La taiga è uno strano e pericoloso regno. Qui circolano liberamente il lupo, l'orso, la tigre, il leopardo, il cervo, l'alce e il capriolo. Tutti gli animali, narrano le leggende che vengono tramandate nei villaggi, erano governati dal miterioso Popolo Fatato delle foreste, chiamato Leshiye. Pochi esseri umani hanno avuto occasione di vedere un Leshy, e tutti hanno fornito dati contraddittori nella descrizione di ciò che avevano osservato. Il Popolo Fatato che abitava queti luoghi sembrava essere mutevole d'aspetto come la luce del sole su una foglia, ed era in grado di mimetizzarsi perfettamente con l'ambiente circostante. Un Leshy poteva essere alto e slanciato come un vecchio albero, verde e tentacoluto come i viticci che lo imprigionavano e dello stesso colore del tronco. Poteva anche essere minuto come un topolino di campagna, in grado di passare inosservato attraverso il sottobosco. Poteva anche apparire come un vortice di d'aria con le foglie degli alberi che danzano al suo interno. Fra i suoi poteri c'era anche quello di assumere le sembianze di un animale, come un lupo o un gufo, e persino divenire un anziano essere umano vestito di pelliccia. Si narra che il vero aspetto di queste creature fosse umanoide, con la barba e i capelli verdi come l'edera, il volto allungato e magro, gli occhi che lampeggiavano freddi, piccole corna sulla fronte e gli zoccoli di una capra.

In realtà, questi rappresentanti del Popolo Fatato venivano uditi, più che avvistati. Erano capaci di produrre tutti i suoni tipici della taiga, dal verso del gufo all'ululare del vento, dal picchiettare della pioggia al fruscio delle foglie mosse dalla brezza, agli echi che si odono fra i secolari tronchi; solo gli individui più coraggiosi che osavano avventurarsi nelle remote profondità della foresta sapevano riconoscere gli innocui rumori dai seducenti richiami. I cacciatori, i taglialegna e i carbonai sapevano bene che, e avessero dato ascolto a un richiamo dei Leshiye potevano essere traviati, convinti ad allontanarsi dal sentiero e andare incontro a veri pericoli. Il problema era che ogni minimo rumore poteva nascondere un'oscura insidia. Si diceva che un Leshy fosse fautore di inganni e ostile al genere umano. Spesso una di queste creature abitava fra i rami degli alberi, come un neonato in una culla, e veniva sentito ridere, piangere o sospirare. Un Leshy che si comportava in questa maniera era detto anche Zuibotschnik, dal nome che i russi davano alla culla. Spesso, invece, abitavano nelle capanne semi-abbandonate che venivano utilizzate dai viandanti per ripararsi. Un essere umano che entrava in una capanna abitata da un Leshy invadeva di fatto una parte del regno incantato: l'intruso era condannato a trascorrere la notte assediato da ululati, ticchettii e lamenti che la creatura faceva all'esterno.

''Miti & Leggende''

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Categoria: spiriti della natura