Alfrojul



martedì, 01 marzo 2005

 

La Dama di Shallot

Numerose leggende antiche raccontano di specchi che erano finestre aperte su mondi sovrannaturali. Una leggenda bretone dell'epoca di Re Artù narra invece di uno specchio che fece da barriera tra una sfortunata fanciulla, la dama di Shallot, e il mondo reale che le era proibito guardare.
La leggenda non dice chi e perchè gettò quel sortilegio sulla dama di Shallot, la quale ignorava quale punizione l'attendesse se avesse osato violare quella proibizione. Ella sapeva soltanto di essere condannata in eterno a vivere reclusa nella torre di un castello dalle grigie mura che sorgeva su un'isola a nord di Camelot, la mitica reggia di Re Artù.
La giovane donna non poteva lasciare la propria stanza, né sbirciare il fiume e i campi sottostanti dalla sua finestra. Il suo unico legame col mondo esterno era il grande specchio appeso sulla parete opposta alla finestra. Dinanzi allo specchio stava un telaio ed ella trascorreva le sue giornate tessendo un arazzo senza fine, nel quale riproduceva le immagini del mondo che lo specchio le rimandava di riflesso.

Con l'andar del tempo la dama di Shallot si era quasi rassegnata al ritmo sempre uguale della sua esistenza di reclusa. Una mattina nello specchio comparve però una visione che le tolse la pace. Lancillotto, il più valoroso cavaliere di Re Artù, cavalcava verso il castello del suo signore. La dama di Shallot ammirò il bel destriero di Lancillotto, la sua armatura baciata dal sole, i suoi riccioli bruni che scendevano dall'elmo piumato. Era l'immagine più bella che avesse mai visto. Dimentica della maledizione che la minacciava, andò alla finestra. Istintivamente, guardò fuori e vide la luce del sole. Subito lo specchio andò in pezzi e l'arazzo si strappò. Con un grido di disperazione, la dama di Shallot si ritrasse, ma era troppo tardi: ormai la sua sorte era segnata.

Non potendo più restare nel suo rifugio, lasciò la torre e scese, come avvinta da un sortilegio, fino al fiume. Più tardi quello stesso giorno, dei cortigiani notarono una piccola barca senza timoniere che fluttuava sotto i balconi di Camelot. Dentro l'imbarcazione giaceva il corpo vestito di bianco della dama  di Shallot, che aveva ripudiato il pallido mondo fatto di immagini riflesse per il freddo abbraccio della morte...

"Miti & Leggende"




martedì, 18 gennaio 2005

 

 Una Magica Prova d'Amore
II Parte

"Mia Regina" replicò il cavaliere, "Sono innamorato di una donna di così grande bellezza che al suo confronto anche la tua, pur essendo nota in tutto il regno, scompare". Non solo era un chiaro insulto, ma aveva anche commesso un tragico errore : aveva infatti rivelato l'esistenza della dama fatata, chiudendo così le porte che separavano il nostro mondo dal reame fatato. Agitando le braccia e urlando contro di lui, la Regina Ginevra si allontanò, e Launfal se ne andò triste nelle sue stanze. Aveva tradito la fiducia di Tyramour, e ora lei non poteva più raggiungerlo.
Al mattino, un pugno guantato di ferro bussò alla sua porta. Launfal venne arrestato e condotto davanti a Re Artù per un motivo che ben presto gli fu chiaro.Ginevra aveva raccontato al Re che il cavaliere aveva tentato di sedurla. Lei si era opposta e lui, infuriato, l'aveva insultata paragonandola ad una strega.
La pena per questo duplice reato era la morte, ma i cavalieri del Re non credettero realmente alla storia della Regina, conoscevano bene cosa realmente facesse in assenza di Re Artù. Cercarono di difendere Launfal, ma riuscirono solamente a concedergli un anno per condurre la sua dama alla presenza del Re, perchè tutti potessero confrontare la sua bellezza con quella della Regina, e vedere se aveva mentito. Ma Launfal aveva infranto il suo voto.

Alla fine del tempo prescritto, scese nel cortile del palazzo reale, con il capo chino e pronto a morire sul rogo. Prima che la pira potesse essere accesa, un freddo vento raggelò tutti i presenti. Portava con sé il profumo dei fiori e, attraverso la porta, giunse improvvisamente Tyramour, a cavallo di un palafreno candido come la neve. I suoi capelli erano più luminosi dell'oro, le gote erano meravigliose e il corpo era avvolto in un abito che sembrava tessuto con i raggi del sole. Sorrise a Launfal e, senza profferire una parola, si volse verso il Re e la corte. Ovunque calò il silenzio. Infine Re Artù prese la parola: "Se tu sei la dama di Launfal, nessuno può imputargli di aver mentito. Da ora lo dichiaro libero".
I cavalieri recisero immadiatamente le corde che lo imprigionavano. Senza guardarsi indietro, Launfal attraversò la corte sino a raggiungere la dama fatata e salì in sella dietro di  lei. I due cavalcarono fuori dal castello, e scomparvero in lontananza.

 Tyramour non fu mai più rivista da un mortale. Si narra che avesse portato il suo amato oltre il mare, per vivere con lui nella magica isola di Avalon, dalla quale nessun essere fatato può mai tornare. Launfal, invece, riapparve ogni anno nella foresta vicino a Caerleon, proprio il giorno in cui si era allontanato. Era una figura oscura nella pallida luce del tramonto, in sella ad un magnifico destriero. Cavalcava da solo, per gettare uno sguardo sul mondo dei mortali a cui aveva per sempre rinunciato.

"Miti & Leggende"




lunedì, 17 gennaio 2005

 

 Una Magica Prova d'Amore
I Parte

Nel tempo in cui Re Artù teneva la sua corte a Caerleon, la sua irrequieta Regina Ginevra era solita rimirare i giovani e prestanti cavalieri del suo seguito. Un cavaliere di nome Launfal, però, non aveva alcuna intenzione di cedere al corteggiamento della donna, anche a costo di rischiare la vita con un netto rifiuto. Il suo cuore, infatti, era da tempo colmo d'amore per una donna del popolo fatato che aveva incontrato in una foresta. Ecco come era avvenuto l'incontro. Solo e triste, il giovane cavaliere si aggirava per la foresta un mezzogiorno d'estate. Dopo aver cavalcato a lungo, scese di sella, si sdraiò su un verde prato e chiuse gli occhi. Podo dopo, udì un soffuso coro di dodici voci che parlavano vicino a lui. Aprì gli occhi e vide due splendide fanciulle dai capelli d'oro che lo fissavano. Si alzò immediatamente e seguì le due donne fra gli alberi, sino a raggiungere una radura piena di fiori, al centro della quale era stato eretto un padiglione di preziosissima seta, ornato con rose e sovrastato da una gigantesca aquila d'oro massiccio.

In questo luogo incontrò una dama bellissima. La fanciulla gli diede il benvenuto con una voce dolcissima, e gli tese la mano. Quando le mani si toccarono, l'amore sbocciò all'istante fra i due. Launfal le chiese se poteva rimanere con lui per sempre, ma la dama disse che non era possibile: era una Fata, mentre lui era un mortale. Poteva apparire quando lui la desiderava, ma solamente ad alcune condizioni: non avrebbe mai dovuto parlare di lei, e non poteva mai evocarla quando erano presenti altri esseri umani. Nel momento in cui fosse stata rivelata la sua esistenza, sarebbe scomparsa per sempre in una lontana terra. Infine gli rivelò il suo nome: si chiamava Tyramour, "prova d'amore". Launfal accettò le condizioni poste dalla dolce Fata. Quando tornò a Caerleon, era molto cambiato, durante la notte rimaneva sempre solo e invocava Tyramour, che prontamente lo raggiungeva, mentre il giorno dopo era sempre felice e spensierato.

La Regina non poteva restare all'oscuro di questa strana faccenda, e cercò di capire perchè non riusciva a fare breccia nel cuore del cavaliere. Così la sera convocò Launfal. Il cavaliere trovò la Regina in un riparato e oscuro giardino del palazzo reale, e lei venne subito al punto: confessò di amarlo. Irremovibile nelle sue decisioni, Launfal declinò con cortesia l'invito. La Regina, indispettita e ferita nel suo orgoglio, gridò allora: "Non sei un uomo degno dell'amore di una donna!"....

Continua...