venerdì, 30 aprile 2004

 

LE COLLANE DELLE FATE - 3° episodio
* Il Signor Petercoo *

La strada era lunga, e tutta in salita, ma Jenny fu fortunata. Un carro della fattoria le diede un passaggio fino al mercato. Appena arrivata fece le commissioni per la Mamma, poi mise il cestino delle compere dietro la bancarella di una donna che conosceva, e cominciò il suo commercio. Ma, rimasta pazientemente in un angolo della piazza, riuscì a vendere solo pochi mazzi di senecioni. La gente era troppo affaccendata per accorgersi di lei. Forse, pensò, sarebbe andata meglio se si fosse messa sulle strade laterali, dove la gente era meno occupata. Si spostò allora di fronte a un piccolo negozio, che aveva scritto sulla vetrina: "W. PETERCOO,  Orologiaio e Gioielliere". Jenny guardava tristemente i senecioni afflosciati al sole, quando si aprì la porta e un vecchio dal volto sottile e cortese la guardò. "Vuoi vendere quei senecioni, piccola?" chiese. "Si, signore: un penny al mazzo, ma ho paura che non siano più molto buoni..." "Con un pò d'acqua torneranno freschi," disse. " Te ne compero per sei pence!" Il viso di Jenny era radioso. " "Avete molti canarini, signore?" chiese Jenny. "Si, e spesso non ho il tempo per andare fuori città e cercare il senecione per loro. Sarei felice di trovare qualcuno che me lo porti qui!" "Volete dire me, signore?" "Proprio così. Te ne comprerò ancora, se verrai un altro giorno. Dove abiti?" "Al Buco della Rana." "Buco della Rana? Un posto abbastanza umido, sembrerebbe..." "Si, signore lo è. Mamma pensa che per questo zio Geremia soffre tanto per i reumatismi." " Davvero? E dove si trova?" "Appena dopo la fattoria del Salice." "Una bella distanza!" Il signor Petercoo sembrava dispiaciuto per Jenny, e la guardava con aria così gentile che lei ebbe il coraggio di chiedergli da bere. "Ma sicuro, sicuro!" lui disse: la fece entrare in negozio e le portò un bicchiere d'acqua. Mentre lei beveva, lui chiese: "E come spenderai il tuo denaro, piccola?" "Non voglio spenderlo. Lo darò alla mamma, perchè non debba lavorare tanto," spiegò Jenny. "E quanto hai guadagnato?" chiese il signor Petercoo. "con le vostre, undici pence," rispose lei, mostrandogli il denaro. "Mmh! Ti consiglio di metterlo da parte, finchè non ne avrai guadagnato un pò di più.

Puoi contare su di me come cliente fisso. Non dimenticare: Signor Petercoo, Orologiaio e Gioielliere!" Jenny ringraziò, e se ne andò tutta allegra. Il sabato successivo ritrovò il negozio, il signor Petercoo ne comprò sei mazzi. Poi ci furono per lei una tazza di latte e un pezzo di panpepato, e il vecchio le mostrò i canarini. Erano in una grande gabbia d'argento, che occupava quasi tutto il piccolo giardino dietro il negozio. Jenny avrebbe voluto fermarsi a guardarli, ma il campanello del negozio suonò, e il signor Petercoo corse a servire il cliente, era tempo di andare. La ragazzina e il vecchio orologiaio divennero buoni amici. Se avesse passato più tempo con la madre, Jenny non avrebbe saputo mantenere il segreto. Talvolta stava per dire: "Il Signor Petercoo ha detto questo o quello", ma si tratteneva. Tutti i sabati, quando lei portava il senecione, lui le dava mezzo scellino d'argento, e la lasciava dai canarini, o ad ammirare i gioielli in vetrina, o a guardarlo mentre smontava un orologio nello stanzino dietro il negozio. Non venivano molto clienti, benchè il signor Petercoo fosse un riparatore molto abile, e sapesse tutto sulle pietre preziose: la gente raramente entrava da lui, o guardava la sua vetrina, perchè era troppo povero per potersi rifornire della merce alla moda. Ma il signor Petercoo era felice, con i suoi canarini. Jenny e lui parlavano di cosa avrebbero fatti se fossero stati ricchi. Jenny scelse le spille che avrebbe comperato in regalo alla Mamma, mentre l'idea del vecchio era di mettere una fontana nella piazza per chi aveva sete, e una panchina dove il sole al tramonto scaldava il muro della chiesa, "per far sedere i vecchi come me dopo la chiusura dei negozi", diceva. "Penso che uno dovrebbe essere molto ricco per fare queste cose," diceva Jenny pensosa. "Per ora ho solo quattro scellini e sette pence per la Mamma..Pensate che glieli debba dare, quando saranno cinque?" "Credo che la considererà una somma molto utile," rispose il signor Petercoo.
continua...:)

"Le Fate Dei Fiori" Cicely Mary Barker

***

" We are all fairies living underneath a leaf of a lily pad "
*Tori Amos*


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giovedì, 29 aprile 2004

 

I Passatempi delle Fate

Nelle notti estive, quando il cielo è limpido e le stelle sono particolarmente luminose, e nelle notti di luna piena, quando l'oscurità delle tenebre viene squarciata dalla dolcezza dei raggi lunari, le Fate animano le colline con danze e giochi. I prati preferiti dalle Fate sono verdissimi e con l'erba particolarmente alta, la quale, malgrado i balli sfrenati delle piccole creature, non viene magicamente né calpestata né rovinata. Prima di dare il via alle danze, le Fate compiono una piccola magia. Improvvisamente sul prato spuntano in cerchio tanti piccoli funghi bianchi: sono i cerchi delle Fate, dei veri e propri luoghi magici, all'interno dei quali si svolgono i balli. Tutto intorno risuonano le note allegre dei canti, accompagnati dai violini e dalle arpe fatate, perfettamente in grado di suonare da sole splendide melodie. In lontananza, le Fate danzano in cerchio, illuminando i prati con turbini luminosi e scintillanti. In queste notti, anche se il richiamo a unirsi alle feste è grande e quasi irresistibile, è consigliato rimanere in casa e non assistere allo spettacolo.

Tutti coloro che prendessero parte alle danze delle Fate non riuscirebbero più a smettere di ballare: si ritroverebbero sfiniti sul prato e solo dopo essersi rialzati scoprirebbero che in realtà sono trascorsi molti anni. L'unico modo per sfuggire all'incantesimo è l'intervento di una persona estranea alla danza che, tenuta saldamente per la giacca, afferri prontamente il malcapitato per un braccio e lo trascini via. Ma, attenzione, il salvatore deve assolutamente tenere un piede fuori dal cerchio delle Fate, altrimenti sarà inesorabilmente trascinato nelle danze.

"Fate, Gnomi, Folletti del Bosco Incantato" Fabbri Editori


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mercoledì, 28 aprile 2004

 

LE COLLANE DELLE FATE - 2° episodio
* Il Piano di Jenny *

La ragazzina tornò indietro in fretta, passò la staccionata e riprese a strappare le erbacce: mentre lavorava rifletteva profondamente, più profondamente di quanto avesse mai fatto. Pensava a sua madre, che tornava stanca, tardi dal lavoro. I Wilkie vivevano con zio Geremia da quando il padre di Jenny era morto, troppo tempo prima perchè lei lo ricordasse. La signora Wilkie faceva le pulizie, lavava e stirava per nutire e vestire la famiglia. "Robin pensa sempre a cosa farà da grande," pensava la bambina, "ma io come posso guadagnare un pò di soldi per Mamma, adesso?" Di colpo si fermò, guardando il mucchio di senecione che aveva strappato. La gente lo dava da mangiare ai canarini, ricordava, e non doveva essercene molto in città...se lo legava a mazzi, e lo portava al mercato, l'avrebbe venduto e avrebbe portato il ricavo alla Mamma. Sabato era giorno di mercato, e non c'era la scuola, e lei andava a fare compere per Mamma in città: e sabato era il giorno dopo. Così, invece di gettare via tutte le erbacce nel mucchio dei rifiuti, Jenny prese dell'acqua dalla fontana, ci mise i senecioni per tenerli freschi, e li nascose dietro un cespuglio. Ora non aveva tempo per fare i mazzi,perchè Mamma era tornata e la chiamava per la cena. Povera Jenny, così conciata, col grembiule bagnato e sporco, e le mani infangate! Non aveva finito di strappare le erbacce, nè di cucire la cuffia della bambola, e nemmeno di rimettere in ordine le sue cose...Si, fu sgridata, perchè lo zio era severo, e la mamma era un pò arrabbiata. Ma Jenny non ci badò. Restò tranquilla seduta, mangiando il suo pane e latte, e facendo progetti per il giorno dopo. Durante la cena, la Mamma disse: " Le signore hanno bisogno di me domattina. Stasera farò un elenco delle cose che devi prendere in città, Jenny. Temo che saranno un pò pesanti. Robin avrebbe potuto venire ad aiutarti, ma ho bisogno di lui per portare la farina dal mulino...Mi stai ascoltando Robin?" A Robin, le cose entravano da un orecchio e uscivano dall'altro: ma quella volta aveva sentito e disse si con il capo. Andare al mulino gli piaceva. Anche Jenny era contenta, per il suo piano segreto.


Al mattino si svegliò presto e scivolò fuori dal letto il più silenziosamente possibile per non svegliare la madre, ma la signora Wilkie aprì gli occhi, e guardò sorpresa la ragazzina vestita a metà. "Vado in giardino. Posso, mamma?" chiese Jenny. "Se vuoi, cara...ma non ti stancare prima di andare in città. Anch'io devo alzarmi presto..." La ragazzina corse fuori, nel giardino ancora bagnato di rugiada. Tagliò le radici terrose dei senecioni, li legò in mazzi, li sistemò in un cestino e li coprì con uno straccio. Percorse un tratto di sentiero, per non essere vista da casa, nascose il cestino dietro la staccionata e tornò a finire il lavoro dei cavoli. La mamma si dava da fare: accese il fuoco, battè i tappeti, spazzò il pavimento della cucina, preparò il porridge e spedì Robin a prendere acqua e il latte dalla fattoria. Dopo colazione diede a Jenny il denaro e la lista della spesa, dicendo: "Prendi il cestino e parti in fretta, io tornerò per pranzo..non fare tardi!" Poi se ne andò rapida lungo il sentiero, verso il ponte di legno che portava alla Casa Grande. Zio Geremia rimase sulla porta a guardare Jenny andarsene di corsa, con il cestino dondolante. "Stai attenta, o perderai il denaro!" le gridò dietro. Si sarebbe stupito molto se l'avesse vista, oltre la curva del sentiero, prendere l'altro cestino dal nascondiglio, dare un' occhiata sotto lo straccio e proseguire per la sua strada con i due cestini, e un'aria molto indaffarata.

continua...

"Le Fate dei Fiori" Cicely Mary Barker

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martedì, 27 aprile 2004

 

LE COLLANE DELLE FATE - 1° episodio
* Un lavoro per Jenny *

Al tempo delle Fate, in una valle detta Buco della Rana, c'era una volta una ragazzina di nome Jenny Wilkie, seduta vicino alla porta di servizio di una casa di campagna, una vecchia casa dal tetto di paglia, col giardino incolto e un melo coperto da fiori rosa. Jenny cuciva attentamente, anche se con punti non molto piccoli e precisi, una cuffia per la sua bambolina. Un vecchio dall'aria burbera uscì zoppicando dalla porta, e sparpagliò con il bastone i vestiti della bambola per terra, dicendo: "Non hai da fare di meglio, che perdere tempo con queste sciocchezze?" Jenny lo guardò. "Claribell ha bisogno di una cuffia nuova," disse "Vuoi che faccia qualcos'altro, zio?" "Si, qualche cosa che i ragazze le ragazze assennati fanno, e che io stesso farei se non avessi i miei reumatismi...quello stordito scansafatiche di Robin torna solo a pranzo, e tu, quando non sei a scuola, sai solo sprecare il tuo tempo! Io non sopporto di vedere questo posto andare in rovina, e voi due che non ci pensate nemmeno!" "Vorrei che i tuoi reumatismi non fossero così forti, zio, davvero" disse Jenny. Posò la cuffia e chiese di nuovo: "Cosa vuoi che faccia?" Il vecchio diede uno sguardo attorno. "Potresti togliere le erbacce laggiù, se fossi capace di strappare il senecione senza rovinare i cavoli," disse. " Lo farò zio, e starò attenta!" disse Jenny saltando in piedi. Prese una forca e si mise al lavoro. Zio Geremia rimase a guardare per qualche minuto, poi tornò in casa.

Il lavoro di Jenny non era cominciato da molto, quando sopra la staccionata in cattivo stato si affacciò la faccina lentigginosa di un ragazzo più grande di lei, che gridò : "Jenny, vieni a vedere cos'ho fatto!" " Robin, sono molto occupata," rispose Jenny. "Zio Geremia vuole che strappi tutte queste erbacce: se riesco a finire prima di cena sarà contento, e anche Mamma sarà contenta, quando torna a casa." "Perchè non è ancora tornata?" chiese il ragazzo. " Non ricordi? Ha detto che alla Casa Grande si facevano le pulizie di Pasqua, e che avrebbe fatto tardi." " Non lo sapevo," disse Robin. "Quando sarò grande farò un sacco di soldi, e la mamma non dovrà più lavorare per le signorine Hoopcock, né per nessun altro!" "E come riuscirai a fare un sacco di soldi?" s'interessò Jenny. "Farò l'inventore, e inventerò un nuovo tipo di mulino ad acqua, o a vento, o qualcosa di simile. Ti prego Jenny, vieni: ho appena costruito una piccola ruota ad acqua, giù al ruscello, gira come una ruota vera! Devi vederla!" "Solo un minuto..." disse Jenny. Scivolò attraverso il buco della staccionata e corsero insieme al piccolo ruscello che scorreva in fondo al Buco della Rana, dove Robin mostrò il suo attrezzo ingegnoso, e Jenny lo ammirò.

continua....

"Le Fate dei Fiori" Cicely Mary Barker

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La storia di oggi è il primo episodio di un racconto scritto da Cicely Mary Barker: " Le Collane delle Fate". Spero vi abbia incuriosito abbastanza...perchè mi piacerebbe farvi conoscere, nei prossimi giorni, gli altri episodi di questa dolce favoletta!:) Cicely Mary Barker è nota per le sue splendide Fatine dei fiori, se avete voglia di sapere curiosità sulla Barker...lasciatemi un messaggino e vi accontenterò presto!:) Intanto potete perdervi nel suo mondo incantato... un piccolo volo fatato vi porterà nel meraviglioso sito di Ginevra, la nostra Regina delle Fatine!:)  http://www.ginevra2000.it/Fantasy/Art/Fairy_Art/c_m_Barker.htm
A presto...un magico abbraccio e un dolce bacino a tutti !:)


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lunedì, 26 aprile 2004

 

Una benedizione della Corte Felice

Benchè i loro rapporti con gli esseri umani fossero ambigui e imprevedibili, nei tempi antichi è successo che il popolo fatato abbia elargito grandi favori ai nostri simili. La leggenda che vi racconterò è un esempio di queste eccezioni.
Un cavaliere scozzese aveva osato respingere le profferte amorose di una donna che praticava le arti occulte. Questa resa furiosa dal rifiuto, lo aveva trasformato orribilmente: dove una volta si poteva vedere un giovane e piacente cavaliere, ora c'era una gigantesca lucertola, fredda e scagliosa. Sconfortato da una simile sorte, il giovane si nascose presso un albero per tre mesi. La notte di Samain, mentre la luna piena saliva nel cielo e i campi brillavano pallidi della sua luce, il cavaliere udì un suono di flauti e trombe. Sollevò la pesante testa e osservò lo splendore della Corte Felice, l'eroico popolo fatato della Scozia, mentre si recava in processione attraverso le colline, benedicendo i raccolti dei contadini. L'allegra e solenne compagnia percorse tutta la zona e, alla fine, giunse nel luogo dove lo sventurato cavaliere giaceva in forma di rettile.

La Regina delle Fate fermò il suo cavallo, scese di sella e si avvicinò al povero cavaliere, ordinando nel frattempo ai suoi di procedere oltre. Quando la musica fatata svanì in lontananza, si sedette sull'erba e poggiò la testa scagliosa sul suo grembo. Iniziò a strofinare con cura le scaglie e cantò dolcemente una misteriosa nenia. Per tutto il tempo, il cavaliere giacque privo di conoscenza. La luna iniziò a calare, le stelle impallidirono e a oriente i primi raggi del sole fecero la loro timida comparsa. In quel preciso momento, la corazza di scaglie che rivestiva il cavaliere iniziò a lacerarsi, sino a cadere al suolo, lasciando il giovane nudo e completamente risanato dalla maledizione. Il cavaliere iniziò a ringraziare la Regina delle Fate, ma la dama svanì come per incanto nella luce dell'alba, tornando  al suo regno sotterraneo.

"Miti e Leggende"

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Vi auguro un buon inizio di settimana..un grande grandissimo abbraccio..:)


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domenica, 25 aprile 2004

 

Buona domenica!:)


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